Io le minestre no.
Tu dammi le pastasciutte.
Tu dammi i cannelloni.
Tu dammi financo il riso scotto, la pasta dei cani, i ravioli ripieni di pasta dei cani, ma le minestre no.
Io i fagiolini no.
Tu dammi le insalate.
Tu dammi i peperoni in agrodolce.
Tu dammi financo le zucche lesse sciape, le melanzane amare come la morte, i ravanelli in salsa di soia, ma i fagiolini no.
Io la carne di cavallo no.
Tu dammi il viteltonnè.
Tu dammi lo spezzatino di cinghiale.
Tu dammi financo il fegato pastellato, la carne di gatto saltata in olio di gatto, il pelo del gatto, ma la carne di cavallo no.
Ecco, sul dolce, alla fine, vai tranquillo.
Allora due fanno all’amore in macchina,
dentro alla Fiat Uno del ‘94,
che è una ghiacciaia sempre,
figuriamoci al dieci di dicembre,
e un pelino di riscaldamento, minchia,
a metà tra il rosso e il blu, cinque minuti,
e hai presente quanto inquina?
Allora due fanno all’amore negli hotels,
anche tre stelle vanno bene tanto,
e al dieci d’agosto è caldo che Anto’ fa caldo,
e tu il the freddo non lo compri per principio,
e perché ti fa cagare, e in quegli hotels li figurati se c’è il frigobarre;
però l’aria condizionata si, quella ovunque,
però ecco, ogni zaczac via un albero dell’amazzonia e un buco in più in cielo.
Allora due fanno all’amore una volta all’anno,
perché tipo stanno lui a Orgosolo e lei a Teheran,
ma cristo costa un botto, tipo che solo di viaggio col carburante dell’aereo hai potato mezza Alaska,
e l’altra mezza al ritorno,
per un paio di botte,
con una di Teheran,
mi pare un po’ troppo.
Allora due non fanno manco all’amore,
si scrivon le letterine,
colla penna e colla carta,
tanta carta, chili e chili di carta,
tanto hai già capito dove voglio arrivare.
Allora, sai cosa?
Pippe. (Saws)
Poi c’era quello che diceva le cosacce alle donne,
mentre faceva loro il sesso.
Anche prima e dopo, in verità,
però un conto è che dicesse “urla, troia” durante,
un conto è prima o dopo che non significa niente. Insomma…
E le donne, quelle,
gradivano il farsi dire le cosacce.
Intuita la potenzialità, l’uomo che diceva le cosacce alle donne decise.
E mise su un bel cartello: “io vi dico le cosacce, quelle che il vostro compagno non vi dice”.
Non “lavami i calzini, donna” ne “stirami la camicia, femmina”,
ma “sii influente e suina per me, laida”, o anche “spalmati di olio che ti bruschetto col mio spito, ovina” (questa andava forte).
E le donne, quelle,
pure fecero il cartello “noi che ci facciamo dire le cosacce senza mozzicarvelo”.
E per quanto poco credibile, lo facevano a gratis.
Ma in tutto questo nessuno pensa alla compagna dell’uomo,
e ai compagni delle donne, cosacche o meno, che ‘ste cose non le facevano.
No, loro no.
Loro, a quel punto, un’orgia. Ma con educazione.
I barcampi, le blogfeste, i uichi,
le genti, i bloggers, gli andreabbeggi,
che andreabbeggi resta andreabbeggi,
anche al plurale, intendo,
però questa è una citazione.
I convivi, le birrate, i selfservices,
le pappardelle poi, quelle con l’uovo e le sensazioni,
le code, la gente che passa avanti,
i pageranks e le moquette,
con i puffs e i bloggers sopra. ah, bello.
Gli speechs, gli interventi, le prostate,
i pasti costosi, le Warsteiners costose,
le interviste doppie, quelle triple,
la gente che “vengo” e non viene,
gli anorgasmici, insomma.
Vabbè, per le premiazioni c’è da aspettare, ancora.
La vita, ingrata,
ti punì alla nascita,
insulla culla non c’entravi,
ma diamine era un letto a una piazza emmezzo!
Così, sconsolata,
a tratti piangente come salice in natura,
financo depressa seppure sorridente,
che cosa avrai avuto da ridere, poi? boh
Insomma, arriva Internètte,
col fotosciòp è una manna, dice,
e quando proprio va male male,
ci metti su un gatto, o un procione o un personaggio disnèi, capirai…
Eccole, la tue via d’uscita:
i monitors, le usbcheis,
pimparsi il portatilino con gli sticchers di chicazzè,
poi scegliti il nick figo tipo “madredeus” o “phaigaphui”.
Però ascolta,
gioia,
ai barcamp,
dai, mannaggia la miseria, no!
Pizza,
non lievitata,
non cotta,
cruda.
Pizza,
bianca o rossa,
poco conta,
ma meglio bianca,
poi capirai perchè.
Pizza,
5€ con bibita e coperto,
che settemagni il coperto,
quasi quasi,
è un’altra storia,
almeno la carta non lievita,
almeno.
Però vabbè,
collega,
io te lo chiedo,
disinteressato,
ma tu - a parte la pizza -,
che cazzo te sei magnato?
Notte,
destino crudele che t’ha fatto buia,
regalando al giorno lo sole ch’acceca,
e a te una luna che manco a veder dove pisci.
Capisci?
La notte è oscura che non c’è niente da fare,
mica come la camera che in verità è di colore rosso,
con tutte le foto stese e le bacinelle, ah le bacinelle…
Silenziosa.
Giusto d’estate i grilli a rompere i maròni,
che poi, con un po’ di benzina,
alla fine manco quelli, dai.
Sonno.
Che ti piglia quando vuole, marpione,
t’accascia la palpebra annoiata,
e il collo piegasi a sostener la testa morta, guasi.
Ecco.
È un casino.
Quando ti piglia in mezzo all’autostrada,
almeno.
Tristo, sconsolato e mesto,
esce l’operaio dall’officio,
e passi pesanti calca,
e calli importanti soffre,
ma con dignità,
che le infradito non è ancora ora.
Mesto, dicevo, e anche affamato,
bramoso di bistecca,
ovverossia ravioli in salsa tartufata,
che persino quattrosaltin’padella,
eh, alla fine, non è mica una cattiva idea,
non è mica…
E l’insegna della Coop splendea,
luminosa e tersa, come poche cose terza,
se escludiamo quella di copertina,
con la C che fa un po’ tztz tztz,
ma chi se ne frega,
se dentro c’è i quattrosaltin’padella?
Già, dentro, dici bene,
nel frigoghiacciaia tra il merluzzo e i pisellini fini,
laddove genti diverse fino a mezz’ora fa annaspavano,
ma alle nove di sera, figlio mio,
mi sa che tu le tagliatelle funghi e speck…
…manco in sogno, manco.
Che quelli che usan troppo il màus son gente strana,
gente che non conosce la piacevolezza del rumor secco del tasto,
gente che preferisce tener sempre la mano insul topo,
gente che se gli togli il tasto destro, essantamadonna!
Che gli vuoi spiegare il bello del controllaltcanc?
La soddisfazione e rapidità dell’alteffequattro?
Lo spirito rivoluzionario nascosto dietro all’effecinque?
I discutibili risvolti etico morali delle clonazioni da controlccìcontrolvvù?
Peggio quelli che ci tengono a cliccare l’iconcina otto_per_otto,
che fa la stessa cosa dell’alteffedodici,
ma vederli che miran come i cecchini russi agli elmetti crucchi…
vabbè che questi pensan che l’effedodici sia la linea del bus…
No davvero, io che col controlscifterre esporto che è una maraviglia,
senza gli scior’càt non potrei proprio viverci:
io ci monterei una tastiera sopra al màus,
o - al limite al limite - una palla che gira sotto alla tastiera, dai.
Antipastino misto freddo e un poco caldo, tiepido,
morente comunque se non già morto, anche parzialmente, paceallanimasua:
bruschettine, formaggi, affettati, un trionfo di suinità senza precedenti,
del vino rosso e un po’ di sano turpiloquio tutt’attorno, che poi uno dice “i colleghi”…
Trofìe al verde che gli accenti contano, fino a tre ma contano,
che puoi aggiungerci del formaggio grattugiato se vuoi,
ma non è obbligatorio perchè anche al tuo collega non piace il formaggio:
e lui si che conta, altro che gli accenti.
Arrosto pentito di frammenti scomposti di animali vari,
principalmente agnelli, ma anche gnu, ragni e ugni; ugni; bòni;
patatine fritte ma non troppo a contorno,
pane bianco sciapo che manco in galera: però eccoci.
Desserts a scelta tra una sola soluzione e il nulla,
agglomerati similgelatinosi bianchi dall’aspetto e consistenza discutibile;
caffeine, filiuferri, angosce offerte dalla casa,
la tovaglia della nonna era un po’ troppo rosa per essere tovaglia.
Tutto questo venticinque, come il natale, ma un po’ meno dicembre.